29  Feb
E fattela na risata…
1 Star2 Stars3 Stars4 Stars5 Stars (No Ratings Yet)
Caricamento ... Caricamento ...

Ultimamente sto un pò giù e le cause del mio “malumore” sono molteplici però ho appesa per casa la magliettina che mi hanno regalato Veronika e Giorgia che mi fa sorridere e mi rimette un pò di allegria e “mi faccio una risata” e ho pensato di farla fare anche a voi una bella risata!

Popularity: 49% [?]

Posted by admin, filed under parlando. Date: Febbraio 29, 2008, 5:50 pm | No Comments »

26  Feb
Zecchino d’ oro 2008
1 Star2 Stars3 Stars4 Stars5 Stars (No Ratings Yet)
Caricamento ... Caricamento ...

E’ sempre colpa sua… si mi riferisco a Davide Disko Machine che dovete sapere, non mi segnala solo le belle canzoni House ma anche delle cacate pazzesche e demenziali (ma che mi fanno morire dalle risate) come questa che vi propongo ora.
Dedicata allo Zecchino D’ Oro (da piccolo sognavo di andare anche io a cantare con tutti quei bambini..)

Buona visione!

Popularity: 41% [?]

Posted by admin, filed under cazzeggio. Date: Febbraio 26, 2008, 1:22 am | No Comments »

23  Feb
Donne e Uomini
1 Star2 Stars3 Stars4 Stars5 Stars (No Ratings Yet)
Caricamento ... Caricamento ...

Usi e abitudini

1. Soprannomi
Se Laura, Susanna, Debora e Maria vanno a cena fuori, si chiameranno l’un l’altra Laura, Susanna, Debora e Maria.
Se Mario, Luca, Carlo e Giorgio vanno a cena fuori, si rivolgeranno affettuosamente l’un l’altro come Ciccione, Testa di c***o, Buffone e Gozzilla.

2. A cena fuori
Quattro uomini a cena fuori: anche se il conto è di 40€ ognuno tirerà fuori 20€ dicendo di non avere tagli minori, e non vorrà il resto.
Quattro donne a cena fuori: quando arriva il conto di 43,79€ compare la calcolatrice: 10,95€ a testa, tranne una che paga 10,94€ e che insisterà per pagare un centesimo di più la volta dopo.

3. Soldi
Un uomo pagherà 5€ per un oggetto che ne vale 2, se lo vuole.
Una donna pagherà 2€ per un oggetto che ne vale 5, e che non vuole.

4. Bagno
Un uomo ha in media sei oggetti nel bagno: uno spazzolino, un dentifricio, una schiuma da barba, un rasoio, un sapone e un asciugamano.
Una donna ha in media trecentoquarantasette oggetti, la maggior parte dei quali un uomo non riesce neppure a identificare.

5. Discussioni
Una donna ha l’ultima parola in ogni discussione.
Qualsiasi altra cosa un uomo dica è l’inizio di una nuova discussione.

6. Futuro
Una donna si preoccupa del futuro finché non trova un marito.
Un uomo non si preoccupa del futuro finché non trova una moglie.

7. Successo
Un uomo di successo è colui il quale guadagna più di quanto sua moglie sia in grado di spendere.
Una donna di successo è quella che trova quest’uomo.

8. Matrimonio
Una donna sposa un uomo sperando che cambi, e lui non cambierà.
Un uomo sposa una donna sperando che non cambi, e lei cambierà.

9. Vestirsi
Una donna si veste bene per fare shopping, dare acqua alle piante, buttare la spazzatura, prendere la posta e rispondere al telefono.
Un uomo si veste bene per i matrimoni e i funerali. In genere, solo quando sono i suoi.

10. Aspetto
Gli uomini si svegliano dello stesso aspetto con il quale sono andati a dormire.
Le donne per qualche misterioso fenomeno chimico si deteriorano durante la notte.

11. Prole
Una donna sa tutto dei suoi bambini: appuntamenti dal dentista, migliori amici, sogni, incubi, paure, speranze, ecc..
Un uomo è vagamente a conoscenza di una persona bassa che gira per casa.

Incomprensioni

Un ragazzo e una ragazza hanno una relazione da quattro mesi. Un venerdì sera si incontrano al solito bar dopo il lavoro. Dopo un po’, decidono di andare a mangiare qualcosa in un ristorantino vicino a casa. Mangiano, vanno a casa di lui e lei si ferma per la notte.

Lei la racconterà così…
“Marco aveva uno strano umore quando sono arrivata al bar, ho pensato fosse perché ero arrivata tardi ma lui non ha parlato molto di questo; la conversazione non prendeva tuttavia piede, e così ho pensato che forse un posto più intimo sarebbe stato utile a sviscerare il problema, così andiamo in quel ristorante, ma lui continua a essere un pochino sfuggente, e io cerco di coccolarlo un po’ e inizio a chiedermi se c’è qualcosa che non va in me, e glielo chiedo pure, ma lui mi risponde che no, non c’è niente che non vada in me, ma capisci io non mi sento rassicurata da questo, così nel taxi verso casa sua gli dico che lo amo e lui mi mette un braccio attorno al collo e io non so che cosa significhi questo, perché lui non mi ha risposto quando gli ho detto che lo amo, così quando arriviamo a casa sua inizio a pensare se lui non stia cercando di allontanarsi da me, e così cerco di chiederglielo, ma lui in risposta accende la televisione; allora gli dico che vado a dormire e dopo circa dieci minuti lui mi raggiunge e facciamo l’amore, ma lui rimane distante, e dopo io voglio andarmene, e non lo so, non so più che pensare, insomma, pensi che si veda con qualcun’altra?”.

Lui la racconterà così…
“Giornata di merda in ufficio, ma grande scopata…”.

Capirsi al volo

Giovanni si sente attratto da Teresa. Le propone di andare al cinema, lei accetta. Si divertono. Sere dopo lui la invita a cena e di nuovo stanno bene. Nel giro di poco tempo nessuno dei due vede più gli altri.

Una sera, in auto, rincasando…
Teresa senza pensarci dice: “Hai pensato che oggi sono sei mesi che ci vediamo?”. Si fa silenzio in auto. A Teresa quel silenzio sembra pieno di significati. Pensa: “Forse gli avrò dato fastidio che abbia detto questo, forse crede che io voglia forzarlo a prendersi un impegno che lui non desidera o del quale non è sicuro…”.
Giovanni pensa: “Ma guarda, sei mesi…”.
Teresa pensa: “Ma neanche io sono sicura di volere questo tipo di rapporto. A volte mi piacerebbe avere un po’ di libertà, per avere tempo di pensare a ciò che voglio veramente… Continueremo a vederci a questo livello di intimità? Sono pronta a questo impegno? Conosco davvero quest’uomo?”.
Giovanni pensa: “Quindi questo significa che era… vediamo… febbraio quando iniziammo, giusto dopo aver lasciato il meccanico, cioè… vediamo il contachilometri… merda, devo cambiare di nuovo l’olio!”.
Teresa pensa: “È sconvolto. Glielo leggo in faccia. O forse sto interpretando male. Forse vorrebbe di più dal nostro rapporto, più intimità; forse ha sentito prima di me che ha delle riserve. Sì, è questo. Ha paura di sentirsi rifiutato”.
Giovanni pensa: “Devo dirgli di guardarmi di nuovo il carburatore. Questa cosa cammina come un camion dell’immondizia”.
Teresa pensa: “È arrabbiato. Anch’io lo sarei. Dio, mi sento così colpevole, facendogli passare questo, ma non posso evitare di sentire come mi sento. E non mi sento sicura”.
Giovanni pensa: “Mi diranno che ha solo tre mesi di garanzia!”.
Teresa pensa: “Forse sono troppo idealista, aspetto che arrivi il principe azzurro sul suo cavallo bianco quando ho al mio fianco una persona comune, buona, con la quale mi piace stare, che è importante per me e alla quale io importo. Una persona che soffre per le mie egocentriche fantasie da adolescente romantica…”.
Giovanni pensa: “Vogliono una garanzia? Gliela do io la garanzia!”.
Teresa dice a voce alta: “Giovanni!”.
Giovanni, sorpreso: “Cosa?”.
Teresa: “Per favore, non ti torturare così!”, dice, con gli occhi velati di lacrime: “Forse non avrei dovuto dirti… Dio, mi sento così…” e si interrompe singhiozzando.
Giovanni: “Cosa c’è?”.
Teresa: “Sono così stupida!”, singhiozza, “Voglio dire, lo so che non esiste quel principe; non esiste né cavaliere né cavallo…”.
Giovanni: “Non c’è cavallo?”, dice stupito.
Teresa: “Pensi che sono stupida, vero?”.
Giovanni: “Ma no!”, risponde contento finalmente di avere una risposta facile.
Teresa: “È solo che… ho bisogno di un po’ di tempo, mi capisci…”.
Segue una pausa di dieci secondi durante la quale Giovanni, pensando il più velocemente possibile, cerca una risposta.
Giovanni: “Certo che ti capisco”.
Teresa, emozionata, prende la sua mano: “Oh, Giovanni davvero lo pensi?”.
Giovanni: “Ah… sì, sicuramente…”.
Teresa si volta per guardarlo, e fissa i suoi occhi, rendendolo alquanto nervoso per quello che lei gli potrà dire, soprattutto se ha a che vedere con un cavallo. Alla fine lei dice: “Grazie Giovanni”.

Lui l’accompagna a casa e lei va a letto. Come un’anima che si tortura, piange fino all’alba. Intanto Giovanni torna a casa, apre un sacchetto di patatine, accende la TV e si immerge nella replica di una partita di tennis tra due giocatori sconosciuti. Una debole voce in un angolo recondito della sua mente gli dice che qualcosa di importante è successo, nell’auto, ma è sicuro che non c’è modo di capirlo: meglio non pensarci.

Il giorno dopo Teresa chiamerà una delle sue amiche e parleranno della cosa per sei ore di seguito. In forma dolorosamente dettagliata analizzeranno tutto quello che lei ha detto e tutto quello che lui ha detto, ritornando su ogni punto una e più volte, esaminando ogni parola, considerando ogni possibile ramificazione. Continueranno a discutere per settimane, senza arrivare a nessuna conclusione ma senza mai annoiarsi.

Intanto Giovanni un giorno, guardando una partita di calcio con un amico, distrattamente chiederà: “Luca, sai per caso se Teresa ha un cavallo?”.

Il taglio dei capelli

Versione femminile
– Oh, mio Dio! Ti sei fatta i capelli! Ti stanno un amore!
– Trovi? Io non ero dello stesso parere quando mi hanno dato lo specchio. Voglio dire, non ti sembrano troppo ricci?
– Oh santo cielo, no! No, sono perfetti! Anch’io volevo farmi un taglio così, ma penso che la mia faccia sia troppo rotonda. Forse è meglio che li lasci così come sono.
– Dici sul serio? Io trovo che il tuo viso sia adorabile. E potresti farti senza problemi uno di quei nuovi tagli tanto alla moda, saresti stupenda. Avevo intenzione di farlo anch’io, ma avevo paura che avrebbe messo in evidenza il mio collo.
– Oh, questa è bella. Mi piacerebbe avere il tuo collo. Qualsiasi cosa pur di distogliere l’attenzione da queste spalle enormi.
– Sei impazzita? Conosco ragazze che darebbero chissà cosa per avere spalle come le tue. Tutti i vestiti ti stanno così bene. Guarda le mie braccia, vedi come sono corte? Se avessi un po’ più di spalle non avrei problemi a indossare quello che voglio.
– Oh, non farmi ridere! Ma se praticamente tutti gli uomini cadono ai tuoi piedi… Oh si è fatto tardi, ti devo salutare, scappo. Ciao!
– D’accordo, ci sentiamo, carissima!

Versione maschile
– Ehi, ti sei rapato?
– Sì.
– Speso?
– Zero, ho usato la macchinetta.
– Stai di cacca.
– Sarai bello tu…

Popularity: 65% [?]

Posted by admin, filed under cazzeggio. Date: Febbraio 23, 2008, 1:09 pm | No Comments »

23  Feb
Le 6 verità della vita:
1 Star2 Stars3 Stars4 Stars5 Stars (No Ratings Yet)
Caricamento ... Caricamento ...

1) Non puoi toccare tutti i tuoi denti con la lingua;

2) Tutti i deficienti, dopo aver letto la prima ‘verità’, la provano;

3) La prima ‘verità’ è una bugia;

4) Ora stai sorridendo perchè anche tu sei un deficiente;

5) Manderai subito questo messaggio ad un altro/a idiota;

6) Ora c’è uno stupido sorriso sulla tua faccia.

Popularity: 13% [?]

Posted by admin, filed under cazzeggio. Date: Febbraio 23, 2008, 1:07 pm | No Comments »

20  Feb
Giancarlo e Baffo
1 Star2 Stars3 Stars4 Stars5 Stars (No Ratings Yet)
Caricamento ... Caricamento ...

Rieccoci qui, ancora noi.. io, la notte, la musica e il pc.

Sono stato fuori fino a poco fa con Flavia a girare per la città da un bar all’ altro a lasciare i flyer dell’ alibi.

Dovrei andare a dormire perchè domattina ho appuntamento con Baffo alle 10.30 sotto casa sua, a cinecittà est. E’ da parecchio che io e Baffo non usciamo insieme e non ci sentiamo molto. Siamo amici e per un bel pò di tempo abbiamo “lavorato” assieme per le discoteche. Quel periodo io lui e mio fratello andavamo spesso a ballare insieme e in giro per locali e messagerie varie. Poi io ebbi modo di fare del mio divertimento un “lavoro” e siccome Giancarlo nel frattempo si era fidanzato mi trascinai dietro Baffo. Ci siamo divertiti parecchio eh si anche grazie agli altri nostri amici, Viviana e Francesca in primis e poi Marzia, Walter, Andrea, Linus, Erika, Antonietta, Alessia, Stefano, Paolo etc. etc.

Quando si andava a ballare eravamo un bel gruppone di pazzi. Peccato all’ epoca non avessi un cell con fotocamera nè possedessi una macchinetta digitale, quante foto avrei fatto per ricordare quelle serate. Tipo quando andammo a Rimini io Baffo e Marzia mi portai la mia fedele macchinetta con rullino che l’ estate prima mi accompagnò in vacanza ad Ibiza.

L’ ultima serata che io e Baffo “lavorammo” insieme fu d’ estate all’ Oasi.

Vennero a trovarci Arianna e Ilaria.

Arianna era la mia ex, la ragazza di cui parlo in qualche post indietro, che conobbi qualche giorno prima di partire appunto per la vacanza a Ibiza.

Durò un mese. Ilaria era l’ ex di mio fratello Giancarlo.

Mia cugina Katia ci fece conoscere Ilaria. Ilaria mi fece conoscere Arianna.

Quella sera all’ oasi Ilaria fece capire che aveva un certo interesse per Baffo. Io ne parlai con Baffo e gli ricordai che Ilaria era l’ ex di Giancarlo, il suo migliore amico. Sono sicuro che Baffo non avrebbe mai voluto fare del male a mio fratello e che a volte le trame del destino sono pazzesche e ci appaiono irrazionali.. fatto sta che in qualche modo , dopo la vacanza a Rimini, Baffo e Ilaria si fidanzarono.

Io e Baffo ci allontanammo non per il “pezzaccio” che aveva fatto a mio fratello (che cmq ci rimase un bel pò male) ma perchè come accadde prima a Giancarlo, anche Baffo cominciò a chiudersi nel rapporto a due. Qualche mese dopo una notizia che ci sconvolse.. Baffo e Ilaria andarono a convivere, che pezza! Giancarlo e Baffo mi hanno dato una grande lezione di vita. Amici di quelli veri, che si capiscono senza parlare, che condividono quasi tutto tra loro, un rapporto bello che io più di una volta gli ho invidiato, pensavo una cosa del genere avesse compromesso tutto.

Giancarlo quando Baffo si fidanzò con Ilaria si era già rifidanzato, ma lui la pensava come me, di donne ce ne sono tante.. perchè proprio la sua ex?

C’è stato un tempo in cui tra loro erano “freddi” e io vedevo che entrambi ci soffrivano e non sapevo con chi dei due prendermela nè cosa fare.

Capivo da una parte Baffo ma dall’ altra capivo mio fratello. Bhè, con mia grande felicità e sorpresa passò tutto. Ora Giancarlo e Baffo sono più uniti che mai!

Io nel frattempo mi allontanavo da loro, io che non ero fidanzato e che continuavo ad andarmene in disco e in giro per locali. Io che uscivo sempre con una diversa. Giancarlo ed io lavoravamo assieme. Finchè ci scadde il contratto di lavoro che a me fu rinnovato a lui no.

Andavamo a lavoro assieme e tornavamo assieme con la macchina che ci eravamo comprati a mezzi. La sera quasi sempre ci si organizzava per uscire assieme ed ero felice di questo. Quando smise di lavorare con me inevitabilmente ci allontanammo…

Baffo dopo qualche mese capì che la convivenza non faceva per lui, riportò se stesso e le sue cose a casa. Portò qualcosa di nuovo con se, aveva, grazie a Ilaria, smesso di fumare e scoperto il Buddismo.

Ricominciarono a frequentarsi come prima lui e mio fratello e dopo qualche tempo anche Giancarlo smise di fumare. Per diventare Buddista c’ ha messo più tempo, però eccoli li, come ai vecchi tempi, amici e felici e sopratutto più maturi.

Non so se è merito della filosofia del Buddismo e non m’ interessa, ma sono felice che Giancarlo abbia iniziato a farci leggere i suoi racconti e Baffo a mostrare a tutti i suoi disegni.

Non ve l’ ho detto forse, ma la scuola dove si conobbero e che frequentarono entrambi era l’ Istituto D’ arte che si trova vicino la chiesa di Don Bosco. Entrambi sono due artisti che però, finiti gli studi hanno messo da parte tutto per entrare nel mondo del lavoro.

Di colpo si sono fermati e hanno deciso di dar sfogo al loro talento.

Giancarlo lo vedevo le ore davanti al pc a trascrivere su disco fisso ciò che non so quando aveva scritto su un misterioso quaderno. Erano i suoi racconti e solo suoi. Finchè un giorno ha deciso che poteva e voleva condividerli con altre persone.

Baffo lo anticipò creando un blog dove esporre i suoi disegni e i suoi pensieri.

Entrambi i blog in poco tempo hanno attirato visitatori e tanti commenti, esortazioni, critiche ma anche incoraggiamenti inaspettati.

Insieme ad alcuni amici hanno organizzato e realizzato una mostra insieme. Esposti in un locale i disegni di Baffo e letti alle tante persone accorse i racconti di mio fratello che non ha letto lui personalmente ma ha chiamato a farlo i suoi amici più cari e non vi nascondo l’ emozione quando chiese a me di leggerne uno.

Tutto questo non ricordo perchè ho cominciato a ricordarlo, non è una trovata pubblicitaria giuro, solo che magari qualcuno ora si sia incuriosito e vi faccio solo notare che tra i miei link trovate sia il blog di Baffo (Disegni) sia quello di Giancarlo (Racconti).

Entrambi i blog non vi parleranno solo del loro autore, ma anche dell’ amico, perchè ne Baffo (che cmq si chiama Alessandro) nè Giancarlo, possono raccontare di loro senza parlarvi dell’ altro.

Io li invidio ragazzi, invidia buona, quell’ invidia che da speranza e ti fa sentire che c’è qualcosa di bello nella vita. Si è “toccata” a loro questa amicizia e spero che ce ne sia una anche per me e cmq vedere loro mi fa sentire bene. Quando penso o sento dire “l’ amicizia quella vera non esiste” io penso a loro due e mi rallegro perchè mi confermano che l’ amicizia esiste, forse è rara , cavolo se lo è.

L’ altra settimana ho chiamato mio fratello per chiedergli se voleva venire con me a fare delle foto e magari se poteva anche Baffo.

Delle foto non m’ importa quasi nulla, però mi sembrava una buona scusa per provare a passare del tempo noi tre assieme. Sono venuti entrambi al mio compleanno all’ alibi, ma non è in quel contesto che voglio stare con loro. In giro noi tre, in una mattina di febbraio mi sembra più carino.

Baffo è disoccupato, quindi ha più momenti liberi rispetto a Giancarlo che invece lavora.

Baffo ha mollato il suo lavoro per dedicarsi alla sua passione, il disegno. Ora sta realizzando delle story-board, non chiedetemi che vordì perchè non lo so, penso dei fumetti, ma non ne sono sicuro. Giancarlo ha iniziato a scrivere il suo primo libro che dovrebbe terminare a marzo e che io vorrei essere uno dei primi a leggere. Domani mattina mi vedo con Baffo, Giancarlo forse ci raggiunge e spero tante che ci riesca.

Tutti e 3 avevamo dei sogni. Tutti e 3 li abbiamo infilati in una scatola e dimenticati li perchè la vita, come ha scritto Robby “ha delle priorità..” e i sogni non ti pagano la benzina, i vestiti e non ti fanno mangiare… o almeno è difficile che sia così.

Ora abbiamo ripreso quelle scatole polverose, le abbiamo aperte e rispolverato quel sogno.

Il bello è che ognuno l’ ha fatto senza sapere dell’ altro. Abbiamo preso le nostre strade, fatte le nostre scelte, per arrivare più o meno nello stesso tempo a fare una scelta che potrebbe cambiare le nostre vite. Di sicuro le ha rese di già incerte… ma in questo periodo di “precarietà” chi se ne accorgerà?

Posso dire almeno fino a questo momento che mi sento libero di correre per me, per il mio sogno.

Se tutto dovesse andarci male alle brutte.. troverete Baffo a fare il Madonnaro nelle piazze e sui sagrati delle chiese.

Giancarlo a scrivere necrologi sulle ultime pagine di un quotidiano locale o etichette in un magazzino.

Io non so.. forse a 50 anni mi troverete ancora nelle disco a fare il pr e le foto o mendico ad un semaforo.

Popularity: 24% [?]

Posted by admin, filed under parlando. Date: Febbraio 20, 2008, 1:28 pm | No Comments »

19  Feb
Jhonatan e gli altri
1 Star2 Stars3 Stars4 Stars5 Stars (No Ratings Yet)
Caricamento ... Caricamento ...

Ho sempre amato gli animali. Da piccolo cercavo le lucertole, raccoglievo ragnetti e scarafaggi (mi sentivo “forte” quando gli altri bambini scappavano urlando perchè avevo in mano qualche animaletto schifoso) lombrichi, vermicelli e formiche che spesso per conoscere bene sezionavo ancora vivi (ora gli animalisti mi vengono sotto casa). Crescendo cominciai a portare a casa animali di ogni genere. Passerotti caduti dai nidi, ranocchiette, piccioni, cagnolini e gattini.

I passerottini in genere non passavano la notte. Era difficile farli mangiare perchè troppo piccolini e sistematicamente li trovavamo la mattina seguende stecchiti nella scatola delle scarpe adibita a ricovero.

La prima ranocchietta me la regalò un mio compagno di classe alle medie. Una raganella, di quelle che non crescono ma rimangono piccoline. Mia madre me la fece liberare subito perchè una ranocchia proprio non la poteva sopportare e la liberai in una fontana vicino casa. Io però volevo troppo una ranocchietta e me ne feci portare un’ altra dal mio amico (che non ho idea di dove andasse a prenderle). Stavolta ero deciso a tenerla quindi andai in un negozio di animali e comprari una vaschetta per pesciolini con coperchio e pulci essiccate (non sapevamo cosa mangiasse). Portai ranocchia a vaschetta (e le pulci) a casa. Ho messo nella vaschetta dei sassi e acqua così che la ranocchietta potesse sia nuotare che saltare da un sasso all’ altro. Poi gli ho dato da mangiare… ma ste pulci morte ed essiccate che galleggiavano sull’ acqua e che puzzavano come una mandria di bovi la ranocchia nemmeno le vedeva. Disperato temevo che sarebbe morta di fame ed è mentre ripulivo l’ acqua che un ragnetto non so come è precipitato nella vaschetta atterrando su un sasso di fronte alla mia ranocchietta. Terrorizzato (senza motivo) e temendo che il ragno potesse nuocere alla mia cara ranocchietta cercavo un qualcosa per toglierlo di li, trovata una biro sono tornato alla vaschetta e del ragnetto nessuna traccia. Ma vuoi vedere che…? sono uscito in cortile con tutta la vaschetta, ho raccolto un pò di formichine che ho gettato dentro. Da sopra il masso la ranocchietta le osservava nuotare e poi all’ improvviso.. Slap Slap Slap Slap.. una a una le formiche mangiate.

Tutto risolto per prepararle pranzo e cena gettavo a terra nel cortile pezzi di pane che dopo un’ oretta andavo a raccogliere completamente ricoperti di formichine (porelle) e poi gettavo nella vaschetta in blocco e la mia ranocchietta si sfamava.

Tutto l’ inverno e l’ estate mi sono preso cura di questo carinissimo esserino. Poi partimmo per il campeggio e fu li che una mattina non la trovai più nella sua vaschetta. La retina che utilizzavo come coperchio inspiegabilmente si era sollevata e lei con un balzo che non avrebbe mai potuto fare era scappata… mi puzzò subito tutto ciò, mia madre era riuscita a liberarsi ancora di uno dei miei animaletti.

Arriviamo a Jhonatan. Ero all’ oratorio e mentre giocavamo a calcio il pallone andò sul tetto della sagrestia. Chiesi il permesso per andarlo a riprendere. Bisognava passare dalla sagrestia , uscire di fuori in un cortiletto dove c’ era la scala che portava al tetto. In quel cortiletto trovai Jhonatan. Un piccione ferito ad un ala. Ci ho messo un bel pò per prenderlo e fargli capire che non volevo fargli del male (ma non credo che lo abbia capito). Ho lasciato li il pallone, mi sono tolto il giacchetto e ci ho infilato dentro Jhonatan e sono corso a casa. Il piccione Jhonatan a differenza dei passerotti che trovavo era già bello che svezzato. Mangiava granoturco e riso e la ferita all’ ala guarì presto. Ma Jhonatan non sapeva volare. Sbatteva qualche volta le ali per arrampicarsi sul divano o su una sedia. Faceva i suoi bisogni solo sopra un foglio di giornale. Dopo qualche settimana che si era ripreso decisi che dovevo insegnargli a volare. Ma come? Lui si era abituato a mangiare dalla mia mano. Poggiava le sue zampettine sul mio polso e beccava il riso o il grano che avevo nel palmo della mano, pizzicandomi la pelle, un solletichino troppo bello. Quel giorno appena ha finito di mangiare abbasso velocemente il braccio. Il senso di discesa improvviso lo ha costretto a sbattere le ali e ha fatto un balzo verso l’ alto. Queste le mie lezioni di volo. Poggiato sul mio polso io abbassavo e rialzavo il braccio velocemente e lui sbatteva le ali. Poi lo lanciavo, lui sbatteva le ali e spesso finiva a sbattere sul soffitto.. e girava rintronato per casa. Piano piano però ha imparato e se ne svolazzava da una stanza all’ altra. Saliva sulla libreria, sugli armadi dove amava dormire e se fischiavo veniva a poggiarsi sulla mia spalla. Tutti me lo invidiavano il mio Jhonatan e lo prendevano anche in giro, povero piccione, io gli volevo tanto bene (avevo boh 12 anni, non ricordo bene) ed ero molto orgoglioso di lui. Avendo imparato a volare mi sembrava giusto liberarlo finalmente. Mi dicevano che i piccioni ricordano sempre la strada di casa e vi tornano. Mio nonno aveva al paese la piccionaia (forse non era questo il nome) e i piccioni erano liberi di andare ma tornavano sempre da lui a mangiare. Mi fidavo e non mi fidavo e egoisticamente, tardavo la sua liberazione e questo non me lo sono perdonato per un pò.

Una domenica andammo a un matrimonio di un cugino di mamma (s’è pure divorziato ma perchè te sei sposato, assassino!!) e con tutta la famiglia siamo usciti. Prima di andare io dissi a mamma di chiudere le porte delle varie stanze, che tanto non c’ era bisogno che Jhonatan girasse libero per casa. Non faceva bisogni in giro però non si sa mai. Lei invece mi dice che no è meglio lasciarlo svolazzare libero dove vuole. La sera tardi torniamo a casa. Eravamo divisi in due macchine e io mi trovavo in quella che arrivò per seconda. Sceso dalla macchina andai quasi correndo verso casa per vedere se Jhonatan aveva fatto qualche casino, se aveva mangiato e nel tragitto dalla macchina al portone di casa incrocio mio padre che teneva in mano un sacco dell’ immondiazia nero. Non mi preoccupo del perchè a quell’ ora tarda di sera andasse a gettare la spazzatura, nè perchè il sacco non fosse del tutto strapieno di immondizia, io volevo andare da Jhonatan. Entro e trovo una strana atmosfera cupa, triste, stonavano solo le risate di mio fratello Giancarlo (’stardo) che rideva a crepapelle. Jhonatan non c’ era più. Morto. Come? Affogato nel water. Mio fratello Giancarlo appena entrato è corso in bagno a fare pipì, subito non l’ aveva nemmeno notato senza vita li nel fondo, ci ha urinato sopra. Questo lo divertiva molto. Mia madre lo ha velocemente infilato in un sacco nero per non farmelo vedere. Ho pianto, tanto, tutta la notte. Ero stato io ad ucciderlo perchè avevo paura di liberarlo. Sono stato male un bel pò. Per un piccione. Per Jhonatan.

Ci sono stati vari micini in casa nostra. Tutto cominciò con Principessa, una gattina trovata sulla strada di casa da mio fratello Andrea e mia cugina Katia (che con sua madre hanno vissuto con noi per molti anni). Sfamata e cresciuta un giorno è tornata in cortile (mia zia ha paura dei gatti e quindi viveva in cortile) gravida dando vita a una stirpe durata molti anni fino a quando i nostri vicini non hanno deciso di porle fine avvelendando tutti i gatti (che erano in media una ventina). Oltre però alla famiglia di Principessa molto vasta, ogni tanto trovavamo qualche altro micino che entrava a far parte di quella grande famiglia. Lucky era in mezzo alla strada tra le macchine che sfrecciavano. Il nome dovuto proprio alla fortuna che ha avuto a non essere ucciso prima che lo trovassimo.

Memole era malconcio e senza coda. Regina sembrava una pantera e la vedevamo solo di notte sul marciapiedi, ci è voluto un pò per acchiapparla.

Poi mia zia andò a vivere con un uomo , quando la colonia di gatti era quasi del tutto estinta. Mio fratello (sempre lui) Andrea trovò questa gatta roscia sotto casa della sua allora ragazza. Non era del tutto randagia ed era adulta. Si vedeva che non era vissuta in strada, faceva i bisogni nella lettiera ed era molto socievole. Fu il primo gatto che tenemmo in casa, anche se alla fine ci veniva solo per mangiare e dormire (in questo ci somigliavamo) per il resto gironzolava per il cortile e qualche volte si allontava anche, ma tornava sempre. La notte si acciambellava dentro la cesta dei panni puliti o su uno dei nostri letti. Mi pare si chiamasse Kia, non ricordo che nome gli avevano dato perchè tanto per tutti era la “puttanazza” o “mignottona”. Era stata sterilizzata ed era anche molto pulita, come tutti i gatti del resto. Un giorno si è allontanata da casa e non ne ha fatto mai più ritorno. Ci piace pensare che qualcuno l’ ha presa e portata a casa con se poichè era davvero molto bella.

Trovai un micetto Certosino nel piazzale dove tenevamo i furgoni quando lavoravo alla bofros. Miagolava, miagolava senza interruzzione. La sera tornai a posare il furgone e lo presi, lo infilai in macchina ed ecco il nuovo micino. Era una peste. Io mi infilavo a letto e lui si arrampicava a fatica sul mobile tra il mio letto e quello di un altro fratello, una libreria, arrivato in cima puntava i miei piedi e quando li muovevo nel sonno lui si gettava dall’ alto e me li mordeva. Ci si infilava sotto le lenzuola per morderci le mani o i piedi e ogni tanto la notte sentivi qualcuno di noi che cacciava un urlo disumano più per lo spavento che per il dolore.

Era l’ incubo anche di Billy (ora arriviamo anche a lui, lo stuppedo!) ma era una forza della natura stava sempre a giocare. Anche lui cresciuto un pò davamo il permesso di andare al cortile e anche lui scoprì il modo per allontanarsi, ma tornava sempre. Fino a un giorno che è uscito e non è tornato mai più. (Lui di sicuro se lo sono rubato, era bellissimo). Lui non ricordo come l’ ho chiamato e nemmeno come lo chiamavamo, forse Mignottone? Boh.

Arriviamo a Billy.

A 17 anni volevo un cane. Lo desideravo da anni ma mia madre che più o meno accettava tutto sul cane era irremovibile. No , no e no!

Lei ne aveva avuto uno o meglio lo aveva comprato sua sorella, ma a badarci tra tutte le sorelle era lei. Il cane, un bel pastore che io conosco solo per racconti e foto scelse mia madre come “padrona” e a lei si affezzionò in maniera totale. Quando mia madre andò via da casa per vivere con mio padre portò con se il cane (il sentimento era reciproco). Raccontano che quando mia madre tornava a casa e suonava alla porta doveva mettersi di lato con le spalle al muro perchè nemmeno aprivano che lui gli saltava in braccio (lui si chiamava Furia) la travolgeva letteralmente e la buttava in terra. Tanto l’ amore per questo cane di mia madre che quando morì lei decise di non volerne mai più uno.

Ma io avevo 17 anni e desideravo un cane. Avevo già disobbedito facendomi buchi alle orecchie, al naso, al capezzolo e due tatuaggi, potevo permettermelo. Il modus operandi era lo stesso per tutto. Fare le cose senza dirglielo e mettere mia madre difronte al fatto ormai compiuto. Cristian il mio amico aveva un dobberman, femmina, bellissima. Shera. Non potevano più tenerla in casa perchè andava d’ accordo con tutti , conoscenti e non, l’ unica che non sopportava era la mamma di Cristian che gli diedi un ultimatum. La volevo prendere io che ci ero molto affezzionato. Ma in seguito a un incidente col motorino dovetti stare a casa per un mesetto e in quel mesetto Shera venne data via. Qualche giorno dopo andai in saletta e li vennero Cristian con Michela, la sua ragazza di allora che mi disse se ancora volevo un cane. Certo che si, maledizione, ma volevo Shera! Guarda qui mi dice e estrae dalla tasca del suo bomber un cucciolo troppo bello con la testolina piccola e due orecchie enormi. Fu amore a prima vista. Lei ne aveva già 4 a casa e la madre un altro non poteva tenerlo… per Billy occorre un blog tutto per lui…

Popularity: 52% [?]

Posted by admin, filed under animali. Date: Febbraio 19, 2008, 2:01 pm | No Comments »

18  Feb
Nessuno è perfetto.. figuriamoci io
1 Star2 Stars3 Stars4 Stars5 Stars (No Ratings Yet)
Caricamento ... Caricamento ...

Sono nato il 5 ottobre di 29 anni fa.  Sono il 4 di 6 figli (tutti maschi). La mia nascita fece capire subito che io non sarei stato come gli altri miei fratelli.

Dovevo nascere il 4 ottobre, ma ci sono state complicazioni nel parto e sono venuto alla luce dopo l’ una del 5 ottobre.  Parto podalico.  Che vuol dire? Vuol dire che invece di fare come tutti e uscire di testa io sono uscito al contrario, di culo. Quindi diversamente dagli altri la prima cosa che ho visto appena uscito non è stato il dottore,  no,  io come prima cosa ho visto da dove sono uscito,  da qui credo derivi la mia continua voglia di “rientrare”…

Ora fate pure le battutine sul fatto che il dottore vedendomi ha gridato a mia madre: “signora sua figlio a una faccia da culo” o “che bel sorriro il suo bambino” …  fate fate,  ormai ci sono abituato. Credo di averle sentite tutte e non preoccupatevi, non mi offendo.

A causare il mio “giramento” nella pancia pare sia stata la 220V. Si perchè mia madre in dolce attesa, non ricordo di quanti mesi, si mette a fare Mc Giver. Per aggiustare la spina del frigorifero è rimasta attaccata alla corrente! Non ricordo cosa ho provato,  ma da qui secondo me è nata la mia passione per la discoteca e per i capelli a spazzola.  Se non fosse stato per mio fratello Pietro,  non avrei visto la luce (non avevamo il salvavita)  lui infatti ha staccato l’ interruttore generale e non perde mai occasione per ricordarmi come mi ha salvato la vita.
Da bambino (ho foto purtroppo che lo testimoniano) io giravo sempre con il pisellino in mano, pensandoci l’ unica giustificazione che posso dare è che i miei 3 fratelli più grandi mi rubavano sempre i giocattoli, con qualcosa dovevo pure giocare!!

A due anni circa una sera a tavola stavo facendo i capricci (sono sempre stato molto sovversivo e ribelle) e mia madre stava uscendo matta, ci credo a provare a far mangiare 5 figli, così esausta ha chiamato i rinforzi, cioè mio padre, che alzando anche un pò la voce mi ha intimato di fare il bravo. Ovviamente non ero stupido e riconoscendo la sua autorità, non ho trovato di meglio per sfogare la rabbia che stringere forte , ma forte il cucchiaio che tenevo in mano perchè avrei voluto gridare a mio padre che me ne fregavo di quello che stava dicendo (questo lo sto supponendo) e stringi stringi per la rabbia, ora non ci crederete, mi si è spostato l’ occhio destro dietro il naso. Strabismo di Venere provocato. Visita dal dottore che scopre che ho anche problemi alla vista invece dei famosi dieci decimi, io ne avevo 10 e 50 a un occhio e 11 all’ altro. Aò ve l’ avevo detto che ero diverso..

A due anni mi ritrovo con gli occhiali. I miei nemici fino ai 13 anni. Quanti ne ho spaccati? nemmeno mi ricordo. Ne cambiavo 1 paio a settimana quasi. Ho avuto tutti i modelli degli anni ‘80. Quelli celestini di plastica tondi. Quadrati, con le stecche di ferro, con le stecche di gomma che si potevano piegare anche al contrario, rinforzati, con le lenti anti bazuka, smontabili, con la stecca che girava attorno all’ orecchio anti caduta… niente. Io li rompevo tutti. Ci saltavo sopra, li piegavo li tiravo, gli facevo di tutto. Non li volevo. Odiavo essere chiamato quattrocchi, odiavo i bambini dell’ asilo che mi guardavano affascinati e mi domandavano cosa avevo sul naso e volevano toccare capire. Alle elementari continuavo a romperli, ma mi ero evoluto. Per evitare che mia madre mi corcasse di botte non li rompevo io direttamente, ma studiavo e realizzavo dei piani per far si che accidentalmente si rompessero. Provocavo risse con i compagni che suonandomele mi rompevano gli occhiali, li poggiavo sulla sedia del mio compagno di banco che ovviamente non vedendoli si sedeva e Crack!! Poi smisi quando mia madre stufa di spendere le enormi cifre per gli occhiali cominciò a mandarmi a scuola con il nastro sulle stecche come gli sfigati nei film americani, ricordo un paio di occhiali addirittura tenuti insieme con il fil di ferro… Così oltre a prendermi in giro per il 4 occhi.. si aggiungevano ulteriori prese per il culo.

Si la mia è stata un’ infanzia molto difficile.

Crescere con 5 fratelli è una figata. Ve lo devo dire. Mi spiace per i figli unici anche se loro hanno avuto altre cose. Tanti giocattoli uniproprietario!! Fino ai penso 16 anni non avevo nulla, ma dico nulla di mio. Ogni cosa era di tutti, dai giocattoli alle mutande e i vestiti in genere. I cassetti degli armadi erano tutti in comproprietà, in cameretta dormivamo tutti insieme (finchè il più grande non ha svuotato lo sgabuzzino e ci ha ricavato la Sua cameretta, bastardo) . A natale per dire ognuno aveva il suo regalo che era suo per i 10 minuti successivi allo scartamento. Poi io volevo la macchinetta rossa di mio fratello Giancarlo, Alessio voleva Geeg Robot di Roberto, Andrea voleva smontare tutti i regali che erano elettrici etc. così partiva lo scambio di regali e giocavamo fino alla sera. Poi provati tutti e passata l’ euforia iniziale i giocattoli ci annoiavano. E qui sviluppavamo la fantasia. Le grandi guerre.

Il Geeg Robot dichiarava guerra alla macchinetta rossa, le pistole sparavano al sapientino. Dopo due giorni i giocattoli erano belli che rotti.

Come diceva sempre mio padre riferendosi a tutto ciò che ci veniva regalato/comprato, vi dura tutto da Natale a S. Stefano (auguri a tutti gli Stefano.. pure ai Natali).

Mi ricordo pochi giochi che abbiamo avuto da piccoli. La pista polistil con le macchinette lanciate a folle velocità con ostacoli improvvisati sul tracciato , le macchinette modificate con il rame che provocava scintille, pezzi di pista non uniti perchè speravamo che le macchine saltassero e poi rientrassero in carreggiata e botti allucinanti su curve fatte a velocità massimo e la macchinina che volava via a sbattere contro l’ armadio o la parete.

Ricordo le pistole colorate che sparavano palline da ping pong.
Ricordo il Go-Down che ci impiegavamo ore e ore a mettere tutti i pezzi in piedi e poi ci volevano 30 sec per vederli cadere uno sull’ altro.

Molti giochi di società. Il mio Voltrus 5 , i 5 leoni che si univano e diventavano un robot (ora non ricordo il nome) e un dinosauro telecomandato (ma con il filo) che camminava.

>Durando poco i giocattoli dovevamo trovare altri giochi per intrattenerci. Avevamo il cortile per giocare e non ci giocavamo solo a pallone anche perchè cercavano di vietarcelo. Mia madre infatti nel cortile stendeva i panni (lenzuola bianco o colorate finivano spesso con l’ essere decorate da manine di fango o scritte “Tango”) aveva i vasi con le piante (orrendamente mutilate da pallonate calciate di punta) disturbavamo tutti gli abitanti del palazzo e arrivavamo a sporcare anche i panni della signora del 3 piano!!

Giocavamo con gli altri bambini e i loro cugini a Color Color, 1,2,3 Stella, Palla avvelenata, Mondo, il gioco dei mimi , campana , corda e con le biglie.

In quel cortile bacia per la prima volta. Lei si chiamava Valentina (se non ricordo male) avrà avuto 5 o 6 anni, io la sua stessa precoce età. Valentina era una bimba difficile, nel senso che aveva genitori con problemi e glieli facevano venire anche a lei. Non ci stava molto simpatica. Sopratutto perchè era una femminuccia e noi tutti maschi volevamo e preferivamo giochi da maschi. Non ci piaceva prendere il thè con le sue bambole, anche se a me divertiva troppo fare polpette di fango adornate da piantine tritate coi sassi. Lei era per noi una rompipalle (già a 6 quanto avevamo capito della vita..). I miei fratelli e anche io , non lo nego, la prendevamo spesso in giro e lei piangendo correva a casa e noi potevamo fare i giochi che volevamo. Però io ci soffrivo. Non so perchè non mi sono mai piaciuti i sopprusi e vedere gente accanirsi contro chi non si sa o non può difendersi. E quindi mi faceva pena Valentina. Fatto sta che un pomeriggio lei scende per giocare con noi. Quel pomeriggio mia madre ci aveva regalato un lenzuole che doveva buttare. Noi armati di sedie e mollette abbiamo messo su una specie di tenda. Il nostro gioco di quel pomeriggio sarebbero stati gli indiani e i cowboy forse. Ma c’ era lei a rovinare i nostri piani. Lei voleva giocare tipo alla moglie che cucina e aspetta il maritino a casa e che faceva le pulizie (secondo me se le bambine sapessero che lo faranno tutta la vita, non giocherebbero mai a certi giochi) e c’ impediva così di giocare alla guerra. I miei fratelli, forse anche io cominciammo a prenderla in giro fino a farla piangere ma prima che scappasse via stavolta capendo che avevamo esagerato ho preso le sue difese. Per fermi perdonare poi ho accettato di giocare con lei a maritino e mogliettina. Entriamo sotto la specie di tenda e lei mi bacia!!

Un bacio che non riuscirò mai a scordare. Dato all’ improvviso a stampo. Sento ancora la sensazione di fastidio per le sue labbra appiccicose di saliva. Uno shock per me. Che schifoooooooo baciato da una ragazzina senza il mio permesso come fanno nei film!!

Per me una vergogna anche perchè a baciarmi era stata Valentina, presa sempre in giro da me e i miei fratelli. Umiliato e schifato me ne sono uscito dalla tenda e sono scappato in casa sperando che nessuno ci avesse visto.

Poi Valentina cambiò casa. Prima di ora a pochissime persone ho raccontato del bacio con Valentina (spero i miei fratelli non leggano mai). Per ora è tutto vi rimando alla prossima

Popularity: 47% [?]

Posted by admin, filed under parlando. Date: Febbraio 18, 2008, 12:43 am | No Comments »

17  Feb
Iniziamo..
1 Star2 Stars3 Stars4 Stars5 Stars (No Ratings Yet)
Caricamento ... Caricamento ...

Ecco il mio nuovo blog. Vediamo quanto sono bravo a personalizzarlo. Piano piano oltre a migliorare l’ aspetto grafico, porterò qui i post che avevo in quellodi space live.

Popularity: 44% [?]

Posted by admin, filed under parlando. Date: Febbraio 17, 2008, 7:41 pm | No Comments »