Sono nato il 5 ottobre di 29 anni fa. Sono il 4 di 6 figli (tutti maschi). La mia nascita fece capire subito che io non sarei stato come gli altri miei fratelli.
Dovevo nascere il 4 ottobre, ma ci sono state complicazioni nel parto e sono venuto alla luce dopo l’ una del 5 ottobre. Parto podalico. Che vuol dire? Vuol dire che invece di fare come tutti e uscire di testa io sono uscito al contrario, di culo. Quindi diversamente dagli altri la prima cosa che ho visto appena uscito non è stato il dottore, no, io come prima cosa ho visto da dove sono uscito, da qui credo derivi la mia continua voglia di “rientrare”…
Ora fate pure le battutine sul fatto che il dottore vedendomi ha gridato a mia madre: “signora sua figlio a una faccia da culo” o “che bel sorriro il suo bambino” … fate fate, ormai ci sono abituato. Credo di averle sentite tutte e non preoccupatevi, non mi offendo.
A causare il mio “giramento” nella pancia pare sia stata la 220V. Si perchè mia madre in dolce attesa, non ricordo di quanti mesi, si mette a fare Mc Giver. Per aggiustare la spina del frigorifero è rimasta attaccata alla corrente! Non ricordo cosa ho provato, ma da qui secondo me è nata la mia passione per la discoteca e per i capelli a spazzola. Se non fosse stato per mio fratello Pietro, non avrei visto la luce (non avevamo il salvavita) lui infatti ha staccato l’ interruttore generale e non perde mai occasione per ricordarmi come mi ha salvato la vita.
Da bambino (ho foto purtroppo che lo testimoniano) io giravo sempre con il pisellino in mano, pensandoci l’ unica giustificazione che posso dare è che i miei 3 fratelli più grandi mi rubavano sempre i giocattoli, con qualcosa dovevo pure giocare!!
A due anni circa una sera a tavola stavo facendo i capricci (sono sempre stato molto sovversivo e ribelle) e mia madre stava uscendo matta, ci credo a provare a far mangiare 5 figli, così esausta ha chiamato i rinforzi, cioè mio padre, che alzando anche un pò la voce mi ha intimato di fare il bravo. Ovviamente non ero stupido e riconoscendo la sua autorità, non ho trovato di meglio per sfogare la rabbia che stringere forte , ma forte il cucchiaio che tenevo in mano perchè avrei voluto gridare a mio padre che me ne fregavo di quello che stava dicendo (questo lo sto supponendo) e stringi stringi per la rabbia, ora non ci crederete, mi si è spostato l’ occhio destro dietro il naso. Strabismo di Venere provocato. Visita dal dottore che scopre che ho anche problemi alla vista invece dei famosi dieci decimi, io ne avevo 10 e 50 a un occhio e 11 all’ altro. Aò ve l’ avevo detto che ero diverso..
A due anni mi ritrovo con gli occhiali. I miei nemici fino ai 13 anni. Quanti ne ho spaccati? nemmeno mi ricordo. Ne cambiavo 1 paio a settimana quasi. Ho avuto tutti i modelli degli anni ‘80. Quelli celestini di plastica tondi. Quadrati, con le stecche di ferro, con le stecche di gomma che si potevano piegare anche al contrario, rinforzati, con le lenti anti bazuka, smontabili, con la stecca che girava attorno all’ orecchio anti caduta… niente. Io li rompevo tutti. Ci saltavo sopra, li piegavo li tiravo, gli facevo di tutto. Non li volevo. Odiavo essere chiamato quattrocchi, odiavo i bambini dell’ asilo che mi guardavano affascinati e mi domandavano cosa avevo sul naso e volevano toccare capire. Alle elementari continuavo a romperli, ma mi ero evoluto. Per evitare che mia madre mi corcasse di botte non li rompevo io direttamente, ma studiavo e realizzavo dei piani per far si che accidentalmente si rompessero. Provocavo risse con i compagni che suonandomele mi rompevano gli occhiali, li poggiavo sulla sedia del mio compagno di banco che ovviamente non vedendoli si sedeva e Crack!! Poi smisi quando mia madre stufa di spendere le enormi cifre per gli occhiali cominciò a mandarmi a scuola con il nastro sulle stecche come gli sfigati nei film americani, ricordo un paio di occhiali addirittura tenuti insieme con il fil di ferro… Così oltre a prendermi in giro per il 4 occhi.. si aggiungevano ulteriori prese per il culo.
Si la mia è stata un’ infanzia molto difficile.
Crescere con 5 fratelli è una figata. Ve lo devo dire. Mi spiace per i figli unici anche se loro hanno avuto altre cose. Tanti giocattoli uniproprietario!! Fino ai penso 16 anni non avevo nulla, ma dico nulla di mio. Ogni cosa era di tutti, dai giocattoli alle mutande e i vestiti in genere. I cassetti degli armadi erano tutti in comproprietà, in cameretta dormivamo tutti insieme (finchè il più grande non ha svuotato lo sgabuzzino e ci ha ricavato la Sua cameretta, bastardo) . A natale per dire ognuno aveva il suo regalo che era suo per i 10 minuti successivi allo scartamento. Poi io volevo la macchinetta rossa di mio fratello Giancarlo Alessio voleva Geeg Robot di Roberto, Andrea voleva smontare tutti i regali che erano elettrici etc. così partiva lo scambio di regali e giocavamo fino alla sera. Poi provati tutti e passata l’ euforia iniziale i giocattoli ci annoiavano. E qui sviluppavamo la fantasia. Le grandi guerre.
Il Geeg Robot dichiarava guerra alla macchinetta rossa, le pistole sparavano al sapientino. Dopo due giorni i giocattoli erano belli che rotti.
Come diceva sempre mio padre riferendosi a tutto ciò che ci veniva regalato/comprato, vi dura tutto da Natale a S. Stefano (auguri a tutti gli Stefano.. pure ai Natali).
Mi ricordo pochi giochi che abbiamo avuto da piccoli. La pista polistil con le macchinette lanciate a folle velocità con ostacoli improvvisati sul tracciato , le macchinette modificate con il rame che provocava scintille, pezzi di pista non uniti perchè speravamo che le macchine saltassero e poi rientrassero in carreggiata e botti allucinanti su curve fatte a velocità massimo e la macchinina che volava via a sbattere contro l’ armadio o la parete.
Ricordo le pistole colorate che sparavano palline da ping pong.
Ricordo il Go-Down che ci impiegavamo ore e ore a mettere tutti i pezzi in piedi e poi ci volevano 30 sec per vederli cadere uno sull’ altro.
Molti giochi di società. Il mio Voltrus 5 , i 5 leoni che si univano e diventavano un robot (ora non ricordo il nome) e un dinosauro telecomandato (ma con il filo) che camminava.
>Durando poco i giocattoli dovevamo trovare altri giochi per intrattenerci. Avevamo il cortile per giocare e non ci giocavamo solo a pallone anche perchè cercavano di vietarcelo. Mia madre infatti nel cortile stendeva i panni (lenzuola bianco o colorate finivano spesso con l’ essere decorate da manine di fango o scritte “Tango”) aveva i vasi con le piante (orrendamente mutilate da pallonate calciate di punta) disturbavamo tutti gli abitanti del palazzo e arrivavamo a sporcare anche i panni della signora del 3 piano!!
Giocavamo con gli altri bambini e i loro cugini a Color Color, 1,2,3 Stella, Palla avvelenata, Mondo, il gioco dei mimi , campana , corda e con le biglie.
In quel cortile bacia per la prima volta. Lei si chiamava Valentina (se non ricordo male) avrà avuto 5 o 6 anni, io la sua stessa precoce età. Valentina era una bimba difficile, nel senso che aveva genitori con problemi e glieli facevano venire anche a lei. Non ci stava molto simpatica. Sopratutto perchè era una femminuccia e noi tutti maschi volevamo e preferivamo giochi da maschi. Non ci piaceva prendere il thè con le sue bambole, anche se a me divertiva troppo fare polpette di fango adornate da piantine tritate coi sassi. Lei era per noi una rompipalle (già a 6 quanto avevamo capito della vita..). I miei fratelli e anche io , non lo nego, la prendevamo spesso in giro e lei piangendo correva a casa e noi potevamo fare i giochi che volevamo. Però io ci soffrivo. Non so perchè non mi sono mai piaciuti i sopprusi e vedere gente accanirsi contro chi non si sa o non può difendersi. E quindi mi faceva pena Valentina. Fatto sta che un pomeriggio lei scende per giocare con noi. Quel pomeriggio mia madre ci aveva regalato un lenzuole che doveva buttare. Noi armati di sedie e mollette abbiamo messo su una specie di tenda. Il nostro gioco di quel pomeriggio sarebbero stati gli indiani e i cowboy forse. Ma c’ era lei a rovinare i nostri piani. Lei voleva giocare tipo alla moglie che cucina e aspetta il maritino a casa e che faceva le pulizie (secondo me se le bambine sapessero che lo faranno tutta la vita, non giocherebbero mai a certi giochi) e c’ impediva così di giocare alla guerra. I miei fratelli, forse anche io cominciammo a prenderla in giro fino a farla piangere ma prima che scappasse via stavolta capendo che avevamo esagerato ho preso le sue difese. Per fermi perdonare poi ho accettato di giocare con lei a maritino e mogliettina. Entriamo sotto la specie di tenda e lei mi bacia!!
Un bacio che non riuscirò mai a scordare. Dato all’ improvviso a stampo. Sento ancora la sensazione di fastidio per le sue labbra appiccicose di saliva. Uno shock per me. Che schifoooooooo baciato da una ragazzina senza il mio permesso come fanno nei film!!
Per me una vergogna anche perchè a baciarmi era stata Valentina, presa sempre in giro da me e i miei fratelli. Umiliato e schifato me ne sono uscito dalla tenda e sono scappato in casa sperando che nessuno ci avesse visto.
Poi Valentina cambiò casa. Prima di ora a pochissime persone ho raccontato del bacio con Valentina (spero i miei fratelli non leggano mai). Per ora è tutto vi rimando alla prossima
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